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Tanzio Da Varallo.

Madonna col bambino, S. Francesco d´Assisi e il committente

Colledimezzo (Ch), Chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista

Estratto dalla pubblicazione "Tanzio da Varallo in Abruzzo" di Franco battistella

 

Dipinto - Tanzio Da Varallo

Tanzio da Varallo, Madonna col bambino, S. Francesco d´Assisi e il committente

Il dipinto era conservato sino ad alcuni anni fa nella vecchia sede della estinta Confraternita del Santissimo Sacramento, un piccolo ambiente, databile al XVIII secolo, oggi magazzino della Chiesa parrocchiale, è stato riconosciuto quale opera del Tanzio verso la metà degli anni Settanta dello scorso secolo e poi reso noto agli studi nel 1995. probabilmente va identificato con "il quadro in tela della Madonna" segnalato nel locale già da uno Stato della chiesa, del 1841; successive menzioni sono in un elenco patrimoniale (il più antico pervenutoci), del 1933: "un quadro ad olio rappresentante le stigmate di San Francesco d´Assisi che si afferma dall´ambiente di pregevolissimo valore", e nell´altro che è del 1940, dove viene data lettura parzialmente corretta dell´iconografia: "dipinto ad olio su tela, Madonna con bambino e San Francesco, sec. XVII". Francesco Verlengia schedando nel 1955 le opere d´arte dell´Arcidiosi teatina lo giudicò "lavoro ispirato a modelli caravaggeschi, notevole per gli sbattimenti delle luci e per i succosi impasti delle tinte, riferibile al sec. XVII". Pur se la tela non viene segnalata nelle relazioni seicentesche di "Santa Visita" - ma queste mai indicano le pale degli altari - credo non sia da mettere in dubbio la sua pertinenza originaria all´antica chiesa di San Giovanni, angusto edificio forse trecentesco poi ristrutturato ed ampliato nel Settecento; senza alcun fondamento è l´ipotizzata provenienza da un vicino convento francescano, di patronato D´Avalos, come pure l´asserita appartenenza della chiesa all´Ordine Francescano. Il quadro testimonia un´antica devozione locale a San Francesco, probabilmente ancora forte a fine Seicento quando al Santo era dedicata una delle due fiere che si tenevano in paese; un tempo esso dovette costituire la piccola pala d´altare dell´antica cappella della Confraternita del Santissimo Sacramento, il cui titolo era di San Francesco o di Santa Maria del popolo - come si legge nelle viste pastorali del 1668 e del 1676 - della quale era stata ordinata l´erezione "cum icona decenti" entro sei mesi dal Vicario Arcivescovile il 14 maggio 1615, in occasione di "Santa Visita". La cappella non compare più nella visita pastorale del 3 maggio 1708 perché forse smantellata con i lavori effettuati all´interno del tempio tra la fine del sec. XVII e gli inizi di quello successivo. E´ certo comunque che se il dipinto rimase esposto ancora nella chiesa dovette poi finire in altro ambiente dopo i lavori di ricostruzione dell´edificio effettuati tra il 1737 e 1748, non trovando più una sistemazione idonea sui nuovi altari a stucco, opera del lombardo Carlo piazzoli, destinati ad accogliere le tele dipinte per l´occasione dal chetino Donato Teodoro.

L´esecuzione del quadro deve cadere nei primi mesi successivi alla "Santa Visita" del 14 maggio 1615, come viene peraltro confermato dai caratteri della pittura. pur se la tenda verde, un drappo serico preso in prestito al Cerano, rimanda al velario della Circoncisione di Fara San Martino (Ch) (post 1610), e la parte superiore del San Francesco, la testa dell´angioletto e quella del bambino hanno riscontri con gli elementi analoghi della pala di pescocostanzo (Aq) - la cui ricevuta di pagamento è del 1614 - la resa incisiva delle figure scolpite dalla luce, unita all´evidenza realistica del ritratto del committente, la fa prossima alla pentecoste di Napoli - che è successiva alle due tele abruzzesi - , e della prima opera valsesiana, la pala di Domodossola, datata dalla critica tra la fine del 1615 e gli inizi del 1616. Nel dipinto, che per l´impianto - più evoluto rispetto a quello delle altre tele abruzzesi - rinvia ad esempi della pittura veneta del Cinquecento, è già definito il modello di Madonna quale ritroveremo nelle pale valsesiane, perché, come è stato rilevato, il Tanzio operava "su uno schema seriale preordinato". Manca ogni sussidio documentario per l´identificazione del personaggio ritratto a mezzobusto col rosario in mano ai piedi della Madonna: è da escludere che questi sia Innico III D´AValos, perché i tratti fisionomici non corrispondono a quelli noti del marchese del Vasto, il quale peraltro al tempo dell´esecuzione del dipinto non era più feudatario di Colledimezzo (feudo pervenuto ai Di Capua, principi di Conca, nel 1601 con l´acquisto dei D´Avalos della contea di Monteodorisio - di cui faceva parte - e ai quali poi appartenne per oltr 80 anni). In Innico III si è voluto identificare anche il personaggio maschile rivelato dalle radiografie al di sotto di uno dei santi nella Circoncisione di Fara San Martino, sebbene non vi sia alcuna somiglianza tra i due effigiati. Tali errati riconoscimenti hanno ingenerato confusione nella ricostruzione dell´attività abruzzese dell´Artista: la venuta in Abruzzo del Tanzio infatti è stata recentemente collegata ai D´Avalos, pur in assenza di qualsiasi indizio documentario, rigettando le illuminanti congetture del Longhi e del bologna, tuttora le più pertinenti. Il committente sarà stato un confratello della Congregazione del Santissimo Sacramento, ancora solito ai lavori manuali come indica nel dipinto la caratterizzazione espressiva delle mani: qualche mastro o massaro che, a testimonianza tangibile di una recente agiatezza - perché le carte d´archivio ci documentano dalla fine del Cinquecento nel paese pure famiglie di qualche disponibilità economica -, si fece ritrarre nell´abito della festa mentre rende grazie alla Madonna, alla quale viene presentato dal suo santo protettore e forse eponimo,, S. Francesco d´Assisi. Non è facile oggi spiegare la presenza di una tela caravaggesca di tale importanza a Colledimezzo, allora un borgo di poche case di pastori e contadini - contava 250 anime nel 1593 - arroccato su uno sperone dominante la Valle del Sangro e di difficile accesso, lontano com´era dalle grandi vie di penetrazione nella Regione. Al momento della commissione del dipinto forse il Tanzio era ancora a pescocostanzo, località dove anche le genti dei paesi prossimi a Colledimezzo si recavano i pellegrinaggio alla Santa Immagine della Madonna del Colle e dove pochi anni prima ci si era rivolti dalla vicina Tornareccio alla ricerca di un pittore, e poi in direzione della provincia aquilana ci portano pure le scelte della committenza di vicini centri: la Madonna del Rosario tardo-cinquecentesca dell´omonima chiesa di Archi e la Immacolata e Santi della parrocchiale di Gessopalena, già segnalata come opera di Giulio Cesare bedeschini (1620 ca.) e poi assurdamente riferita al Tanzio.