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1957- 2007: Cinquant’anni insieme.

Auguri vivissimi a Giovanni e Rita Di Nardo e a Luciano e Antonietta Marchionno..

Allora sì che nevicava.
Mica come oggi che la neve la si deve cercare con la lanterna. Mica come oggi che si rischia la siccità e la peggiore delle privazioni, cioè quella dell’acqua. Allora di neve veniva giù che non finiva mai. Giorni e giorni di neve… M’trat’ d’ naiv’….
Oggi si parla persino di surriscaldamento atmosferico dovuto all’inquinamento.
Perfino il tempo è cambiato con i tempi, dunque… I tempi in cui ci si sposava in tanti, (quasi tutti) e magari capitava che con l‘aiuto dei parenti e degli invitati, si doveva pure spalare la neve (e tanta neve!) il giorno del proprio matrimonio per raggiungere il paese, coperto da oltre un metro di coltre bianca. Per centinaia di metri. E in salita anche. A mont’ p’ la Cosht’ , la strada sterrata che collegava il paese a Lu Cann’jit , per essere precisi.
Tutto questo è successo cinquant’anni fa.
Ebbene, sì! La coppia di sposi a cui alludo subì tutto questo travaglio per raggiungere l’altare.
E l’eterno Don Palmino che li aspettava per sposarli.
Lo sposo è Giovanni Di Nardo, figlio di Antonio Di Nardo e Filomena Polidoro. La sposa è Rita Di Lello, figlia di Alfredo Di Lello (morto in Albania, II guerra mondiale) e Maria Marchionno.
Il 19 di gennaio del 1957, giorno in cui Colledimezzo era coperto da almeno ‘na m’trat’ d’ naiv’ i due sposi sono stati uniti in matrimonio nella chiesa di S. Giovanni Apostolo.
Giovanni e Rita, il papà e la mamma di Floriano, Aurelio e Enzo Di Nardo, insomma. E i nonni di Manuel, Valentina, Gianluca e Giovanni.

A chill’ tiemp’ altro che cortei di auto e ristoranti di lusso! Altro che viaggi di nozze!
Il pranzo era a base di pasta all’uovo e carne di maiale (o agnello), compresi i succulenti Sfrivl. Il tutto era innaffiato da vino cotto conservato per decine di anni appositamente per il giorno del matrimonio. Tutto ciò metteva ‘in moto’ l’allegria: i canti e i balli e le varie macchiette di personaggi che esprimevano il loro talento in queste occasioni.
E tutto fino a notte inoltrata: nessuno doveva andare in fabbrica per il primo turno, allora!
Le case non erano così spaziose come oggi. E se lo erano mica erano vuote! C’erano famiglie con dieci, quindici persone dentro una casa. Tre generazioni sotto un solo tetto.
A Giovanni e Rita toccò pure di fare i camerieri, quel giorno.
Cioè di servire le vivande personalmente!
Altri tempi.
Dopo cinquant’anni esatti da quella grande nevicata, Giovanni e Rita sono ancora insieme.
I tempi e il tempo che sono cambiati. Un inverno che è quasi estate. E di neve neppure l’ombra. E neppure la pioggia…. Sole. E sole caldo, anche. Un’assurdità questo tempo di oggi, a quei tempi. Gioco di parole a parte. Giovanni e Rita ne hanno passati di momenti belli, insieme. Ma anche di meno belli. Chi non sa o ricorda quel 18 aprile del 1973. La loro grande e bella casa quasi completamente distrutta dalla frana. Eppoi gli anni che hanno abitato a Colledimezzo, in paese. Eppoi il giorno (quello sì, bello!) in cui dopo anni di sacrifici sono tornati al loro Cann’jt
(o pressappoco lì) che non è più quello di una volta, certo, la frana lo ha stravolto, ma quello è il loro posto. Di fronte al lago. Tranquillo. Così come è tranquilla la loro bella famiglia.
Tanti auguri da tutti noi, Giovanni e Rita…! Ancora per tanti anni insieme.

Andiamo avanti di qualche settimana… esattamente il 9 di febbraio dello stesso anno. Tutto è cambiato, come per incanto. La giornata è splendida, piccoli cumuli di neve, residui della nevicata che ha coperto il paese tre settimane prima. Non fa caldo, certo, ma la giornata è limpida, quasi una cartolina. Effetto dell’aria tersa dalla nevicata dei giorni precedenti.
Don Palmino di nuovo con un matrimonio che s’ha da fare. Di nuovo attende all’altare due sposi ventenni (mica come oggi, che il nostro Eterno Prete attende invano…) Ragazzini, diremmo oggi. Uomini e donne con l’età giusta invece nel 1957.
I ventenni di cui parliamo sono Luciano Marchionno e Antonietta Mastrangelo. I due sposi quella mattina furono seguiti a messa da 180 persone, invitate poi a casa dello sposo.
Naturalmente il pranzo fu preparato dal Mastro per Eccellenza. Il Cuoco con la C maiuscola, colui che cucinava per tutti gli sposi colledimezzesi, da sempre. E come cucinava! I meno giovani avranno certamente compreso che si tratta del leggendario Z’ Mashtr’ ovverosia Alfredo Del Peschio. Z’ Alfred’ lu Mac’lar’ . Il Cuoco cucinò, quel giorno indimenticabile, come solo lui sapeva fare. Cucinò coadiuvato da un’altra figura leggendaria, la signora Cuoca Giovannina Olivieri,. Giuannin’ la Pacienz’ .
Un pranzo indimenticabile. Ecco quale fu il menù: penne alla contadina, seguite dalle gustose polpette coperte da soffice scamorza (quella vera di quei tempi!). Eppoi agnello al forno
con patate Tra canti e balli la giornata si concluse a notte inoltrata, come si usava a quei tempi in cui non si aveva nulla ma si aveva tutto.
A quei tempi erano molto di moda gli scherzi agli sposi.
Quella notte Luciano e Antonietta avevano molta, ma molta fretta di andare a letto. Allora la prima notte era veramente La Prima Notte. Dopo anni di sorrisi e di sguardi furtivi, carezze e baci rubati gli sposi non vedevano, appunto, L’Ora… la Grande Ora Sognata e Desiderata (niente a che fare con le prime notti di oggi, non credete?)
Insomma Luciano e Antonietta hanno molta fretta di andare a dormire. Entrano in camera e notano subito il letto… OCCUPATO!
Lo sposo alza le coperte e… ecco spuntare due pupazzi abbracciati!
Due pupazzi fatti ngh’ l’ cung’ l . I più giovani devono sapere che i letti, o meglio i cosiddetti materassi, erano fatti ngh’ l’ cung’l , ovverosia le foglie seccate del granturco.
Non erano un modello di silenziosità, ma erano morbide e calde (chi scrive vi ha dormito, da bambino)
Luciano, arrabbiato, aprì il balcone e li buttò giù senza esitazioni! Proprio allora passavano sotto il balcone degli sposi due ubriachi, forse reduci della festa. I due pupazzi finirono il loro volo sulla testa dei due. I quali si fermarono di colpo, ancora più rintronati. Stettero fermi a fissare i due pupazzi rovesciati sul selciato, immobili. Uno dei due uomini si tolse il cappello, scosse il capo e sospirò:
”Che brutta fine hanno fatto gli sposi!”
Quindi proseguirono, barcollando, verso casa (se la trovarono) in quella lontana notte di 9 febbraio del 1957.
La Prima Notte di Luciano e Antonietta.
Questo è l’atto del Loro Matrimonio.
Oggi, 9 del mese di Febbraio 1957 alle ore 11:15, innanzi a me
Sac. Colecchia Palmino, nella chiesa parrocchiale,si sono presentati i signori
Marchionno Luciano di anni 20 nato a Colledimezzo,di professione
manovale,domiciliato in Colledimezzo,figlio di Biagio e di Marchionno
Caterina domiciliati in Colledimezzo e Mastrangelo Antonietta di anni
20 nata a Colledimezzo,di professione contadina,domiciliata in
Colledimezzo,figlia di Pasquale e Marchetti Giovina domiciliati in
Colledimezzo.
Alla presenza dei testimoni Simonetti Antonio,figlio di
Vincenzo di anni 31 e Marchetti Nicola,figlio di Vincenzo di anni 33,
per contrarre tra loro il matrimonio,secondo le disposizioni della
Santa Romana Chiesa.
RILETTO L’11-02-2007 NEL CINQUANTESIMO ANNO
Testimoni i figli Franco e Giuliano
Avete letto bene. RILETTO! Sì, perché Luciano e Antonietta, visto che gli sposi novelli a Colledimezzo sono così rari, hanno pensato di dare uno schiaffo morale a chi oggi non si sposa più!
Sono tornati loro due, sempre davanti A Don Palmino, a ricordare quello straordinario giorno di febbraio di cinquanta anni fa.
Da Luciano e Antonietta una sola cosa vorremmo sapere, a questo punto: che fine hanno fatto i due pupazzi, e se i due ubriachi sono passati di nuovo sotto la loro finestra, la notte dell’ 11 febbraio…
Auguri da tutti noi per altri 50 anni insieme!


Camillo Carrea
camillocarrea@virgilio.it