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Ritrovarci. E magari sorridere…

Il nostro Castello D’Avalos è diventato il punto di riferimento per molti colledimezzesi - giovani per lo più - negli ultimi tempi, specie nei mesi invernali, con particolare punta nei festeggiamenti natalizi. Ormai sono divenute usanze tradizionali le recite natalizie dei ragazzi delle nostre scuole Materna e Elementare. Così come il ‘frutto’ delle loro fatiche: il lavoro preparato con cura, con amore, dedizione e entusiasmo: parliamo della Capanna col Presepe che ormai da qualche anno addobba la nostra piazza insieme all’albero di Natale. E’ un orgoglio per noi che abbiamo ancora la fortuna di avere nel paese le nostre due scuole primarie. Esse sono sintomo di vita, di speranza, di gioia: sapere che nei nostri edifici scolastici ci sono i nostri bambini che, oltre a studiare, preparano il presepe, avvertendo il Natale con l’Anima, percependone l’atmosfera particolare, magica ,dà senso anche al nostro Natale (mi verrebbe la tentazione di scriverlo con la lettera minuscola, questo nostro Natale). Il nostro, cioè quello degli adulti, abbondante di tante cose: di cibo, tanto che non bastano più le varie ‘specialità’: pietanze e libagioni che la propaganda globale ci propone (o meglio, ci propina) ma che chissà perché non riesce più a soddisfarci. Il nostro natale è abbondante di spese, o shopping, come si dice oggi in una di quelle lingue barbare che non avevano grammatica nè sintassi (anzi era un insieme di suoni gutturali) quando il nostro latino era studiato, scritto e parlato da Cicerone. ‘Shopping’, come ormai è abituato a dire anche chi magari ostenta l’eroica e incondizionata difesa delle nostre tradizioni culturali e religiose. Il nostro natale è abbondante di tensioni: regali da fare a tutti, vietato dimenticare qualcuno. Ma cosa comprare a ragazzi che hanno già tutto? Niente paura! Andare alla voce ‘ultimo modello’ di qualsiasi oggettame elettronico si tratti. E poi ovviamente comprare: costa un’occhio, ma non si può rischiare di fallire! Cosa direbbe di noi il ragazzino? Che siamo gli scemi del villaggio, che non capiamo nulla, che non seguiamo le mode, i tempi, l’evolversi della vita e quindi delle mode? E vai con la delusione, il piagnisteo, che poi i ragazzi di oggi non nascondono, mica sono come noi una volta che l’orologio del compare alla Cresima era inevitabilmente il più bello che questi poteva sceglierci. E se non lo era ci guardavamo bene dal dirlo! Il rispetto, prima di tutto.
Un natale - al posto del Natale- che è un vero e proprio affare per mercanti di ogni tipo: i quali sono tutti concentrati in un solo punto: gli ipermercati. I venditori si mettono in moto già dalla seconda metà di novembre:studiano gli slogan che più ci possono colpire, attrarre, ipnotizzare. Preparano vetrine, scenari, spot che ci devono impressionare, ingolosire, distoglierci….ecco, distoglierci dal Natale…per consegnarci al natale con la lettera minuscola. Nel luogo del Balocco ci fanno vedere il natale come un Gran Festa dell’Acquisto, del Regalo a tutti i costi e gusti, perché a natale si DEVE essere buoni, e come dimostrarlo se non con un regalo? Non si ha nessuno? Si è soli? Niente paura: si deve regalare a sé stessi. Certo, perché noi ci vogliamo bene. Ci teniamo a noi stessi. E quindi comprimo, regaliamo, riempiamo le nostre case con i prodotti del natale. Nonostante questo lievitare di prezzi, le nuove Grotte della natività a cui accorriamo tutti noi pastori del terzo millennio sono sempre stracolme, vere proprie città dell’erba voglio, dove trovi di tutto. Per esempio capi d’abbigliamento firmati e lavorati da bambini di o sei o sette anni pagati un dollaro al giorno in posti infernali in cui il Natale è lontano come l’infanzia fortunata e dorata dei nostri figli. Ma compriamo. Ci si dice che in fondo ci vuole fortuna, e sono stati loro, quei bambini martirizzati dai nostri famosi e straricchi sarti ‘firmaioli’, oltraggiati nelle loro infanzia, nella loro povertà, a essere stati sfortunati. Noi che possiamo fare? Giusto. Noi ci tocca comprare. Siamo nel meccanismo diabolico. Bisogna regalare, accontentare, anzi che dico accontentare, bisogna stupire… Mentre i giornali e le televisioni che ci parlano di stentati arrivi a fine mese, di tasse esose pagate da tutti, di famiglie allo stremo. Ci sembra una bugia, eppure è così. Forse bisognerebbe guardare altro in televisione. Ma ‘ quell’altro’ lo danno nelle ore piccole, putroppo, quando sono in pochi a poter permettersi di vedere.

Ce ne sono di famiglie in difficoltà. Qui nel nostro Abruzzo crediamo che ne siano poche, per fortuna. Basta guardare il numero degli ipermercati cosparsi nel territorio delle nostra Regione! Del resto, della vita abruzzese, di tutto ciò che succede Voi tutti potete rendervene conto andando a sfogliare il valente giornale web di cui – lo avrete certamente notato – e’ fornito il nostro Sito da qualche tempo, e cioè ‘Prima da noi’…

Altri valori, quindi, altre abitudini, stress, che fino a poco tempo fa non esistevano, perlomeno dalle nostre parti, quando il Natale era ‘unione’ o ri-unione; di amici, di famiglie. Erano Natali in cui si tornava… E Colledimezzo tornava – appunto- a rivivere. Merito, allora, dei padri e delle madri che non ci sono più, e che erano il Motivo affinché si tornasse al paese. Il Natale è cambiato perché tante cose sono cambiate. Encomiabili da parte di qualcuno di buona volontà – L’Amministrazione Comunale, la Pro Loco, ma è solo un Dovere, nessuno vuole prendersi dei meriti particolari, e se ve ne sono i meriti vanno sempre condivisi con tutta la popolazione che risponde, eccome, gli inviti a vivere il Natale il più possibile insieme - di cercare di far ritrovare un sapore perduto al Natale.
Prima di tutto con un presepe costruito dai bambini. Come si faceva noi anni fa (non sono tanti, ma sembrano secoli) quando si andava per muschio, attraverso boschi gelati, le mani ghiacciate per scavare il prezioso elemento del presepe.
Altri tempi. Altre età, le nostre. Altre abitudini di vita. C’era il bar, come punto di riferimento, perchè non c’erano tanti ‘diversivi’: i computer, le play station, i vari corsi per bambini che debbono saper fare di tutto a dieci anni: cantare, ballare, nuotare, pattinare, sciare, fare giochi di prestigio, volare, andare sulla luna… sennò ci si annoia. Ecco, nonostante tutto, noi che rispetto a questi fenomeni eravamo degli autentici scemi del villaggio, noi non sapevamo neppure cosa fosse la noia. C’era la chiesa, che piacesse o non piacesse, era un altro punto di riferimento. E questo contribuiva a creare il Natale, quello vero, spirituale, religioso, intimo. Costellato da qualche spesa che allora era sì una tradizione Natalizia: un paio di scarpe, un vestito, un giubbetto o un cappotto nuovo, e sennò c’erano le scarpe i vestiti del cugino e del fratello ‘riadattati’ e ‘rinnovati’. In chiesa c’era il presepio da costruire (la notte di Natale guardavo il muschio rinsecchito del presepe e mi chiedevo se non ero stato tra quelli che erano andati a coglierlo, una trentina d’anni or sono!).
I bambini hanno altro da fare, oggi. Tanti ‘impegni’, troppi, per poter pensare a un Natale che possa far pensare alla nascita di Cristo. Natale è anche questo…Mi viene in mente il famoso detto che dice che in fondo il vino è fatto anche di uva…

Ma torniamo a noi… arijemm a nieuw… E’ stato veramente nutrito il programma di Natale Colledimezzo E’ iniziato il 22 Dicembre per terminare il 13 di gennaio con la festa di S. Antonj di J’nnar’ , anticipata a sabato perché farla il 17 significava impedire ai molti lavoratori che fanno i turni di partecipare. Questo per esempio non succedeva certo all’epoca della civiltà contadina, quando la sera era un momento in cui tutti c’erano, e la mattina dopo non era obbligatorio alzarsi presto, per andare al lavoro. E’ cambiato anche il modo di fare le feste: non poterle fare nei giorni in cui rcorrre la festa (quella di S.Antuon è il 17 gennaio, come sapete) è una conferma al cambiamento sociale che è avvenuto a Colledimezzo, ma anche in altri paesi, con l’avvento della industrializzazione: ha portato benessere, certo, ma anche stravolgimento di abitudini e di modi di pensare. Molti – da alcuni anni si chiedono del perché la gente n’esc’ chiù a la piazz’ . Si danno tante risposte. Sono in pochi ad ammettere che è cambiato il modo di vivere delle persone, come abbiamo detto. Ragazzi che escono e se ne stanno al bar, uomini che la sera escono e rientrano tardi, pensionati che trascorrono il loro tempo nel gioco delle carte al bar, non ce ne sono più. I ragazzi studiano tutti, gli anziani non possono più bere per motivi di salute (a Colledimezzo è sparita la Passatell’, per esempio, che invece resiste in altri paesi), e preferiscono stare in piazza poco tempo, perché oggi le case sono confortevoli, e la televisione è sempre lì dirti che è meglio starsene a casa seduti tranquillamente in poltrona.

Per rivedersi, stare insieme, sorridere tra di noi sono necessari degli appuntamenti precisi. A volte succede di non vedersi per settimane, specie se si salta l’appuntamento della domenica mattina quando s’arresc’ da la maiss’…
Uno di questi appuntamenti per riunirci è la Festa di S. Antonio Abate. Si svolge al Campetto delle scuole, con pasta e salsicce, esibizioni dei nostri musicisti, balli e canti.
A proposito, sapete tutti, per essere stati prontamente messi al corrente, del programma natalizio congiunto di Pro Loco e Amministrazione. Musica, Teatro, Giochi al Castello D’Avalos, questo nostro locale ancora una volta ammirato e lodato da coloro che lo visitano per la prima volta, in questo caso gli attori del Teatro dialettale ‘Il Risveglio’ , che sono stati i protagonisti di una serata davvero eccezionale per partecipazione di pubblico, la sera dell’Epifania. Come del resto lo era stata la serata del 3 Gennaio con la Filarmonica Oltenia, applauditissima.

All’inizio parlavamo di scuole. Le nostre sono efficienti e nuove. E il corpo insegnante qualificato.
Mancano i bambini. Tutti saranno d’accordo (o quasi) nel pensare che il momento in cui si chiuderanno le scuole a Colledimezzo, sarà un momento molto ma molto triste. Lo sforzo che si fa e si farà per tenerle aperte non basterà. Ci vogliono i numeri, il numero di bambini. Altrimenti si chiude. Siamo tutti d’accordo nel pensare che una parte del paese morirà senza le scuole.

Al castello D’Avalos ricevono e lavorano i ragazzi della Pro Loco, davvero infaticabili, pieni di entusiasmo: una sferzata di vita e di armonia in un contesto in cui spesso l’accordo, l’operare senza interessi economici, il volontariato, è visto da alcuni (ma solo da alcuni)con la diffidenza tipica delle persone che non sanno riconoscere il valore del prossimo, che magari hanno una grande stima ma solo di sé stesse: forse perché queste persone non lavorerebbero mai per puro spirito volontario per la comunità (pussibl che n’g’ guad’gn’ niend’!!, e quindi pensano che anche gli altri siano come loro. Per nostra fortuna si sbagliano, e non parlo solo della nostra Pro Loco, ma delle tante organizzazioni di volontariato che esistono in ogni parte del mondo.
I ragazzi hanno dotato il castello di un bar, di sala giochi, di un bigliardo a stecche e di un ping pong.Lo tengono pulito, in efficienza. Se prima uscivano e se ne stavano all’addiaccio intorno alle scuole elementari, ora hanno un posto in cui ritrovarsi, al caldo, al sicuro.
Pochi paesi se lo possono permettere. Alcuni dicono che consumano corrente al comune. Ne consumano, certo. Ma non sono tanti i soldi che consumano. Sono pochissimi rispetto a quanto il comune ha potuto rientrare nelle casse con alcuni consistenti risparmi operati opportunamente in questi ultimi anni! Le delibere di Giunta che lo confermano – come sapete – sono alla portata di tutti coloro che vogliono vederle e sincerarsi dell’operato dell’Amministrazione. Sono sul nostro Sito internet, anche, a disposizione di TUTTI i colledimezzesi, vicini e lontani, come si dice.
Con questi risparmi si sono ottenute tante cose, che verranno elencate nei prossimi appuntamenti con Voi su questo sito. Compreso quindi il ripagare questi ragazzi di tanto lavoro profuso per tentare di farci divertire, stare insieme, sorridere, ascoltare musica, ritrovarci….

Camillo Carrea