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Benvenuto a Padre Etienne e grazie a Don Palmino

Con don Etienne avevo preso appuntamento il giorno prima, all’uscita della funzione mattutina. Era tempo che si aspettava che un nuovo parroco sostituisse don Palmino, fino a poco tempo fa inossidabile sacerdote, tanto longevo che solo gli ultrasettantenni ricordano il suo predecessore, che pare fosse stato certo don Amilcare nel lontano 1947!

Insieme al sindaco, domenica scorsa, vedo don Etienne in piazza dopo la Messa che parla – sorridendo, con modi gentili e garbati - con alcuni fedeli, e ci viene l’idea di poterlo in qualche modo ‘presentare’ alle nostre comunità all’estero tramite la nostra ‘Piazza Grande’, ovvero il presente sito internet. Tutto è cominciato con la richiesta di dimissioni di don Palmino come primo parroco inoltrata al vescovo della diocesi Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte. Purtroppo le condizioni di salute di don Palmino non sono delle più buone. A ciò ci si deve aggiungere la sua età non più verde, come tutti sappiamo.

La risposta del vescovo, dunque, non si faceva attendere: la lettera è stata letta ai fedeli nella Messa di domenica 24 ottobre dal momentaneo sostituto di don Palmino, don Angelo. Nella risposta del vescovo – che accettava le dimissioni elogiando nel contempo l’operato di don Palmino – era specificato il nome del parroco che dovrà sostituirlo.

E’ un caracciolino, ovvero un prete facente parte dell’ordine di S. Francesco Caracciolo, santo nativo di Villa S. Maria. E’ proprio da Villa che da pochi giorni don Etienne parte per celebrare nel nostro paese le messe quotidiane e - ovviamente - quelle della domenica. Mi avvicino, dunque, a don Etienne.

Chiedo scusa per interruzione del suo colloquio con i cittadini, e gli chiedo se può concedermi, per il giorno dopo, qualche minuto per una chiacchierata. Lui mi sfodera un sorriso gioviale e mi tende la mano. “Certo, ma certo…”. mi dice, un pò sorpreso. “Vieni domani mattina. Sto in chiesa dalle otto e mezzo.” Il giorno dopo esco da casa in ritardo. Sono convinto di averlo perso. Nonostante questo non rinuncio a entrare un attimo al bar per un caffè veloce. Il recente ‘incontro’ con N’dò Adolf mi ha condizionato. Senza caffè non carburo. Entro al bar e con mia grande sorpresa lo vedo seduto al tavolo per la colazione, insieme a un gruppo di paesani. Mi vede entrare e mi saluta sorridendo. Mi avvicino al tavolo, saluto tutti e gli chiedo scusa del ritardo. “Forse è il caso di rimandare, don Etienne.” osservo, imbarazzato per il ritardo. “Ma no, ma no.” mi risponde lui pronto. “ Se puoi aspettarmi un attimo sono da te.” Dopo aver salutato le persone con le quali ha condiviso la colazione, don Etienne si avvicina e mi dice che è pronto. Ci sediamo a uno dei tavoli e iniziamo l’intervista. Mi guarda, incuriosito. Così gli spiego chi sono e il perché gli ho chiesto di concedermi un poco del suo tempo. Mi rivolge l’ennesimo sorriso, questa volta meravigliato. “Ma davvero?” mi chiede. “Certo, don Etienne. Abbiamo un sito dove molti paesani all’estero, ma non solo all’estero, si collegano, e sanno più o meno quello che succede qui, nel loro paese. E permetti che l’arrivo di un nuovo parroco a Colledimezzo dopo più di sessant’anni sia una notizia degna di essere conosciuta…” Lui fa cenno di sì col capo mentre gli chiedo se accetta ancora qualcosa. Un caffè o un succo. Fa cenno di no. Dice che un cappuccino con la brioche gli bastano. Inizio con le domande. “Dunque, don Etienne, Ho sentito che lei viene dal Congo belga.” “Dammi del tu, ti prego…” mi dice pirma di rispondere alla mia domanda. “Sì, mi chiamo don Etienne Kambale Kinda e sono nato a Kinshasa, nella repubblica democratica del Congo nel 1970, precisamente il 22 ottobre…” “E in che anno sei stato ordinato sacerdote …?” Don Etienne mi dice che mi risparmierà le domande e così comincia a parlare di sé . “Sono stato ordinato sacerdote il 17 luglio 2006 e ho studiato filosofia con i caracciolini a Ghoma, un’altra città del Congo, molto grande, quasi come Kinshasa. Lì mi sono laureato e subito dopo sono venuto a Roma per la specializzazione in antropologia teologica ottenuta all’università cattolica. Ho avuto il mio primo incarico di sacerdote a Villa Claudia, vicino a Nettuno, poco distante da Roma, sulla costa laziale. Da lì sono venuto a Villa S. Maria, dove mi hanno affidato le parrocchie di Villa S. Maria e Pietraferrazzana…” “E come vedi, anche Colledimezzo, ora.” precisa, allargando le braccia, come sempre sorridendo. “Sarai contento. Vedo che la gente ti ha ben accolto.” “Sì, sono molto contento di questo. E’ molto importante la disponibilità della gente nelle comunità dove siamo incaricati a svolgere la nostra missione.” “E anche tu sei molto disponibile…” Dice che gli viene naturale ascoltare la gente e intrattenersi con essa. Del resto la gente ti ripaga con quello che dai. E’ sempre così. Dice che gli hanno insegnato che ogni luogo ha bisogno di successive evangelizzazioni e di nuovi insegnamenti. E che per nuove disposizioni della Chiesa un sacerdote non può rimanere in un posto per più di nove anni…. “Quindi casi come don Palmino non ce ne sarannno più…” osservo. Don Etienne fa cenno di sì col capo. Cioè che non ce ne saranno più. Che il sacerdozio e l’attività evangelica hanno bisogno sempre di nuove sfide e di nuovi orizzonti per potersi realizzare al meglio. E può capitare anche che una comunità si adatta meglio a altra tipologia di sacerdote o viceversa. E che i risultati di un’attività sacerdotale si vedono in questo arco di tempo, massimo nove anni cioè. “Quindi dobbiamo essere rassegnati a perderti…” Don Etienne ride, mi prende una mano. “Non ci pensare adesso…. “ “Va bene, don Etienne, non ci penso. Che dirti? Ti ringrazio anche a nome dei nostri compaesani all’estero…” “Salutameli. Spero di vederli presto a messa. S’avvicina il Natale….” Mi tende la mano e mi saluta. “Senti, potrei scrivere anche io una lettera ai fedeli sul vostro sito intenet?” mi chiede all’improvviso. Stavolta sono io a rimanere sorpreso. “Ma certo, don Etienne. E’ una bella idea.” “Ok, allora. A presto!” Lo vedo allontanarsi tra i saluti della gente. Tanti auguri, don Etienne. Da tutti noi. E tanti auguri a don Palmino, che è la Storia del nostro paese. E che ora coadiuverà don Etienne nel dire la Messa la domenica. Certo, caro don Palmino. Non ti avremmo perdonato se ci avessi lasciato d’ bott dopo ben sessantadue anni! E per celebrare degnamente l’arrivo di don Etienne e ringraziare nel contempo don Palmino per il suo operato, l’Amministrazione Comunale organizzerà un concerto nella basilica di S. Giovanni Apostolo nel periodo natalizio, e a seguire un bel brindisi al nostro Castello D’Avalos. Tutti sono naturalmente invitati.

 

Camillo Carrea