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Dove eravamo rimasti

E’ trascorsa anche questa estate, tra le più calde degli ultimi cinquant’anni, a quanto dicono le statistiche. Qui a Colledimezzo, almeno in questi giorni di settembre, l’estate e i suoi clamori (e qualche strepito), sembrano lontanissimi. L’estate sembra lontana sia per la temperatura, sia a causa delle partenze di voi concittadini. A voi che siete tornati al lavoro e alle vostre abitudini si sono aggiunti trenta cittadini che hanno partecipato alla gita per gli ‘anziani’ . Come non bastasse, in concomitanza, ai primi di questo mese vi è stata la chiusura del bar per le meritate e sacrosante ferie dei proprietari. Tutto ciò a rendere il paese molto più silenzioso (diciamo così) del normale. Si è passati d’ bott’ dalla ‘movida’ di luglio e agosto che ha contrassegnato la piazza, alla tranquillità autunnale in cui ora è piombato il nostro classico luogo d’incontro.

Ogni volta che il bar chiude ci si accorge che l’importanza del locale in piazza è fondamentale per il nostro paese. La strada di passaggio col bar aperto, la gente che si ferma e vi sosta significa vitalità, così come la gente che gioca a carte, chiacchiera, entra e esce dal locale. Molte cose son cambiate rispetto a qualche decennio fa: innanzitutto lo stile di vita della gente. Chi lavora ha diritto a un periodo di ferie, riposo, tranquillità, compreso coloro che svolgono un tipo particolare di attività come quello del bar.
Il problema vero - forse, a pensarci bene - è che nel nostro paese il bar è unico. Caratteristica che ben pochi paesi hanno – almeno quelli intorno a noi - l’avere un solo bar. Pietraferrazzana ne ha uno, ma sappiamo tutti che Pietra è meno della metà del nostro paese come numero di abitanti. Persino Monteferrante ne ha due. Non è una questione di concorrenza forzata. Il bar è un locale particolare, come si diceva, in cui si svolge la vita sociale dei cittadini. Nei paesini come il nostro il bar riveste persino funzione psicologica per gli abitanti. L’avere a disposizione due locali eviterebbe che il paese resti sguarnito di locale pubblico, anche se per pochi giorni. Poche ma interminabili, le giornate senza bar, specie per gli abitudinari della colazione, per i giocatori di carte, per i numerosi passanti, e per l’immagine stessa del nostro paese, che non è fatto secondario.
Rimaniamo in tema di sociale. Siamo veramente soddisfatti di come la nuova piazza abbia migliorato il comfort e il modo di stare in piazza della gente. L’anno scorso i lavori erano iniziati a inizio agosto, e non si era potuto sperimentarvi ‘l’Effetto estate’ . Alla fine, quando è ciò e avvenuto, in tanti lo hanno detto apertamente che la piazza è comoda e anche gradevole esteticamente. Non poteva essere altrimenti. Un posto che è ora luogo esclusivo per i pedoni, e non più una strada in cui mezzi in transito e mezzi parcheggiati, pedoni, gente seduta ai tavoli si contendevano lo spazio angusto di una curva che noi eravamo abituati a chiamare ‘piazza’.
Ora la piazza c’e’. E’ luogo di conversazione e di svago, specie per i bambini, al sicuro dietro la cintura di vasi e di panchine che proteggono lo spazio pedonale. Conseguenza della piazza pedonale è stato il nuovo modo di sistemare il palco per le Feste d’Agosto , il quale quest’anno ‘guardava’ le porte del bar. Risultato: spazio a sedere per la gente che nella prima sera ha potuto assistere al teatro. E poi nella seconda serata, il primo di Agosto si è ballato senza la solita inevitabile e noiosa interruzione per il traffico …. Una delizia, davvero.
Dove eravamo rimasti.
S’intende dove eravamo rimasti dal punto di vista degli articoli che periodicamente mi diletto a scrivere su questo sito che a quanto sembra, al pari del bar, svolge una funzione sociale, seppure particolare, come è quella che unisce virtualmente i colledimezzesi locali a quelli residenti all’estero intorno a questo ‘focolare’.
Sono compiaciuto per le tante attestazioni di merito, le tante ‘riconoscenze’ che mi sono giunte direttamente da molti di voi compaesani all’estero e residenti in loco. Ciò che - lo ripeto - mi sprona a ricominciare col comunicarvi i miei periodici resoconti, qualche personale riflessione, il riesumare qualche vecchio fatto o ricordo o nel rievocare qualcuno dei numerosi personaggi popolari del nostro paese.
Eravamo rimasti ai musicisti di Colledimezzo. L’ultimo articolo è stato ‘La musica a Colledimezzo’ con presentazione del batterista colledimezzese Carlo Porfilio. Era marzo. Già si respirava aria di elezioni comunali. Il sindaco che per cinque anni erano stato alla guida delll’amministrazione comunale aveva, a parere di tanti, ‘governato bene’: aveva rispettato in gran parte il programma che insieme ai suoi consiglieri aveva presentato cinque anni prima. Si era fatto tanto per il nostro paese, con tanto impegno e entusiasmo. La lettera di saluto del sindaco – qui pubblicata - ricordava ai cittadini tutte le iniziative e i lavori realizzati. Ma ciò non vieta certamente a altri cittadini di prendersi il sacro compito di servire ‘servire la popolazione’ nel limite del possibile, facendo sì che la qualità della vita di tutti i cittadini migliori: questa è la Politica, o dovrebbe essere, specie un in paese di pochi abitanti.
Chi risulta nelle elezioni ha il dovere e il compito di dedicarsi al paese e alla gente, senza perseguire fini personali.
Non si ‘vince’ un elezione, quindi.
Si ‘risulta’, semmai.
A’ vincere’ o ‘perdere’ sarà il paese, ma questo lo si può verificare solo al termine del mandato amministrativo.
Sappiamo tutti quali ripercussioni, quali strascichi, lasciano le elezioni comunali nei piccoli paesi. E’ giusto (anzi, democratico) che la popolazione possa poter scegliere tra due candidati, tra due liste, tra due modi – due programmi - di intendere la gestione comunale. Non è giusto gran parte di ciò che ne consegue. Per il resto è perfettamente normale che ognuno frequenti le persone con le quali si trova più a suo agio: persone che apprezza e dalle quali si sente apprezzato. Questo non ha nulla di negativo, anzi è l’espressione di un certo bisogno di franchezza. Tuttavia si spera in un cambiamento per quanto riguarda le partecipazioni alle pubbliche iniziative, siano esse ricreative, pubbliche o sportive, spesso dimezzate nelle presenze, poche di queste dovute a contrattempi, ovviamente…
Gli avvenimenti estivi che riguardano la sfera ricreativa sono stati tanti, come sempre divisi in ufficiali e improvvisati. Le Feste ufficiali sono iniziate in pratica il 13 di Giugno con la banda che ha reso onore a S. Antonio di Padova e la serata in piazza con la Pro Loco che ha organizzato un pasta party – pasta offerta dal ristorante ‘Il Soffio - con porchetta e birra a volontà. E’ stato il debutto anche per la nuova Pro Loco quasi completamente rinnovata. Il presidente è sempre Cristian Simonetti, il vice è Antonio Del Peschio. Il Direttivo è composto da altri volenterosi e validi ragazzi del paese, i cui nomi potete leggere nel link ‘ProLoco’ che hanno preso il posto di altri, altrettanto in gamba, che, messi insieme, in questi ultimi 5 anni hanno innegabilmente caratterizzato e improntato dal punto di vista socio ricreativo e culturale la vita del nostro paese. La Pro Loco ha svolto e svolge un ruolo fondamentale nel nostro paese. E il fatto di non riconoscerlo è condizionato da fattori che non hanno certo a che fare con l’obiettività.
Cerimonia commovente e grande partecipazione il 13 luglio nella cerimonia del Diaconato del nostrodon Giuseppe Schieda, che ha riunito finalmente quasi tutta la popolazione di Colledimezzo, dapprima nella nostra chiesa di S. Giovanni Apostolo e poi nel bellissimo locale della Montanara in contrada Fiumano. Sono stati presenti, oltre al vescovo della nostra diocesi di Chieti, monsignor Bruno Forte, tanti amici di don Giuseppe, tra i quali i suoi compagni di studi, persone ‘incontrate lungo la strada che mi ha condotto verso il Signore’ (sono parole, queste, che sono state pronunciate da don Giuseppe nel suo commovente discorso, alla fine della cerimonia), e tante altre personalità ecclesiastiche, a testimoniare la solidarietà, l’amicizia, il legame d’affetto che si può instaurare tra persone che vivono esperienze di Fede autentica, che è anche Fede nei valori sopracitati, di cui l’uomo non può fare a meno se vuol essere degno di essere definito tra gli esseri viventi che popolano la Terra, ‘dotato di ragione’. E qui viene spontaneo ricollegarsi al discorso che riguarda il rapporto tra persone che vivono in una stessa comunità, ancor più se piccola come la nostra, che spesso viene stravolto da avvenimenti come le libere elezioni.
Venerdi 31 Luglio, come sempre nel fine settimana, sono iniziate le Feste d‘ Agosto: in questa serata abbiamo potuto assistere al teatro allestito per la prima volta nella nostra piazza, e di cui si è accennato all’inizio. Quindi la sera dopo, sabato 1 agosto, l’orchestra di liscio ha rallegrato e collaudato - come si diceva - la piazza per il ballo. Domenica 2 Agosto una splendida e valente orchestra dotata di ottimi cantanti, ha tenuto la gente davanti al palco fino alla mezzanotte, ora in cui sono iniziati i fuochi d’ artificio sul lago, come sempre spettacolari.
Le feste improvvisate - ma certo non meno piacevoli di quelle ufficiali - sono state le due feste del quartiere (Spuort’ e S.Antonio-Croce) e l’esibizione di karaoke in piazza promosso da Virgilio Di Nardo, quindi una spaghettata offerta da Tonin’ Masht’ Ubbald’ - pasta cucinata dal ristorante colledimezzese ‘La stuzzicherina - alla quale è seguìta l’esibizione dei musicisti Colledimezzesi.
Ancora una volta siamo tornati indietro nel tempo e ci siamo commossi la sera del 7 di Agosto alla piazzetta Don Federico con il ‘seguito’ di ‘Bastava un niente per sorridere’ proiettato l’anno scorso: filmati dal 1954 in poi hanno rievocato e fatto rivivere persone e personaggi che esistono nella nostra memoria. Chi non ha il dvd originale con la significativa copertina dedicata a uno dei personaggi di Colledimezzo, e ha intenzione di richiederlo, può farlo con un semplice colpo di telefono a Eduardo D’Addario Lù F’rrar’ sfogliando l’elenco di Vasto sulle pagine bianche di internet.
Ma se le Feste sono ormai una tradizione centenaria, ciò che invece da qualche anno sta prendendo decisamente corpo è la ‘movida’ giovanile nella nostra piazza. La quale inizia al momento in cui i quarantenni e oltre cominciano a sbadigliare (a al’h) e a pensare al letto che li aspetta a casa.
E’ all’incirca mezzanotte quando i giovani di Colledimezzo - ragazzi e ragazze - i jeans e le magliette aderenti, le scarpe techno, tutto rigorosamente griffato, cominciano a scendere in piazza e prendere posto ai tavoli che i quarantenni e oltre hanno intanto - dopo l’ennesima partita a carte - lasciati liberi. I ragazzi si siedono ai tavoli sistemati sulla piazza e ordinano birre e cocktail, parlano, conversano tra loro. Ci sono i ragazzi di Colle, ma anche quelli che tornano dagli Stati Uniti, dalla Svizzera, dal Belgio. Gruppi che si formano spontaneamente, in tutta naturalezza, come avviene sempre per i giovani. Punta di nostalgia che invade qualcuno di noi quarantenni e oltre – seduti un po’ in disparte - per i giovani che spesso si dimostrano più saggi,di noi, che giovani non siamo più. Sorridono, scherzano, si prendono garbatamente in giro. Ridono forte per una battuta, per il racconto di un fatto divertente capitato a uno di loro, e poi pacche sulle spalle, strette di mano vigorose. Spunta una chitarra, i ragazzi cantano canzoni dei nostri tempi, conoscono le parole. Lucio Battisti, Rino Gaetano, Lucio Dalla. E i Pink Floyd, Led Zeppelin i Rolling Stones… erano giovani i loro padri quando questi artisti cantavano. Eravamo ragazzi noi, eppure loro sanno le parole, suonano la nostra musica, quella che noi abbiamo visto nascere.
‘C’era un ragazzo che come me…’ dice una di quelle canzoni immortali.
Così, per tornare a essere quei ragazzi che non siamo più, una di quelle notti ci si è lasciati andare e siamo restati: gioco di parole per dire che abbiamo voluto essere dei loro. Eravamo in tre, ci siamo avvicinati, ultraquarantenni che hanno conosciuto altre estati, quelle in cui diciassettenni e diciottenni, specie se ragazze, erano già a letto da un pezzo. Lo abbiamo fatto spinti dalla curiosità. e dalla nostalgia, stanchi parlar male di loro (bonariamente) per invidia (anche questa è bonaria) come fanno in genere gli anziani che criticano i giovani: non vi è stata mai generazione precedente che non abbia avuto da ridire su quella che la segue: sfaticati, chiassosi, perditempo, scostumati (quando capita che si baciano in pubblico) ribelli e senza giudizio. E’ così da sempre…. Ora tocca a noi essere quella che precede. Purtroppo. Ma non vogliamo essere critici solo perché pensiamo di essere saggi oltreché maturi.
Ci siamo avvicinati, sorridenti. Ci hanno guardato, dapprima un po’ sorpresi, quasi sospettosi (ma che vogliono, questi?), poi hanno visto che, se non nel fisico, almeno nello spirito quella sera eravamo dei loro. Abbiamo cantato, scherzato, giocato a pallone nella piazza, bevuto birra con loro. In poco tempo eravamo ringiovaniti di un ventennio e oltre. I ragazzi si sono aperti, sciolti, hanno riso con noi, hanno parlato del loro futuro, delle speranze che li animano, miste a incertezze che riguardano il lavoro, il poter formare una famiglia, che oggi diventa sempre più difficile mandare avanti.
Hanno tutti idee molto chiare, a breve termine. Frequentare l’università e poi trovare al più presto un lavoro. Un lavoro degno di un laureato, naturalmente. Economisti, medici, ingegneri di varia specializzazione: oggi è l’informatica che la fa da padrone, ovviamente. Abbiano considerato che la quasi totalità di questi ragazzi andranno per forza di cose via dal nostro paese. Una nuova emigrazione, di altra specie, senza la valigia di cartone e ‘il so far tutto o forse niente’ della famosa canzone . Questi ragazzi amano Colledimezzo, ma a parte qualche caso, molti di loro andranno a vivere altrove.
Preziose per il futuro del nostro paese saranno perciò le famiglie, quindi, quelle che decideranno di formarla a Colledimezzo, una famiglia. Ci sono stati dei casi incoraggianti, che hanno ci dato modo di poter affermare che la nostra popolazione è aumentata rispetto agli altri del circondario. Ultimamente vi sono stati due matrimoni i cui i coniugi si sono ‘accasati’ a Colledimezzo, dopo i tanti, troppi, che per decenni hanno portato persone di Colledimezzo a vivere fuori, a volte neppure troppo lontano dal nostro paese. Queste scelte avranno avuto sicuramente le loro ragioni, ma hanno contribuito all’abbassamento della popolazione di Colledimezzo negli ultimi trent’anni, con la diminuzione della popolazione scolastica e la futura dolorosa e storica chiusura delle scuole elementari al Profico, frequentata da tre generazioni di Colledimezzesi.
Tornando ai quattro ragazzi ‘accasati’ a Colledimezzo, per l’eccezionalità dell’avvenimento, oltre ai complimenti, queste due coppie meritano la menzione. Marchetti Enrico Gianni e Caldararo Carmelina che si sono sposati nel giugno il 22 giugno del 2008, Cristian Simonetti e Altobelli Valeria che si sono sposati pochi giorni fa, il 12 settembre: il primo è uno dei nostri Consiglieri comunali, il secondo il dinamico e capace Presidente della nostra Pro Loco. Ora tocca a loro incrementare la gioventù Colledimezzese!
Da pochi giorni sono tornati i nostri anziani dal soggiorno a Rimini, la capitale del turismo marittimo italiano. I nostri hanno alloggiato in un Hotel a 4 stelle, vicinissimo alle terme e a due passi dal mare. Positivi gran parte dei commenti e questo ci fa ovviamente piacere. Il fatto di dare modo di poter scegliere il luogo e il tipo di soggiorno – cioè stabile in un posto, tra l’altro scelto dai partecipanti, oppure ‘viaggiante’ – dà modo all’amministrazione di venire incontro come sempre alle esigenze della popolazione.
Finalmente risistemata la strada provinciale che dallo svincolo porta al paese: è stato uno dei primi lavori della nuova amministrazione provinciale. Ma altre opere pubbliche sono nel programma del prossimo quinquennio: la facciata della chiesa di S. Rocco, per esempio. Oppure il restauro del lavatoio comunale e di tutto il centro storico - cementato quasi del tutto negli ultimi trent’anni - sul modello della pavimentazione già effettuata in vico Marisa Di Nardo. La sistemazione di alcuni locali di interesse pubblico e gli uffici stessi del municipio. E il non dimenticato progetto della circonvallazione, di cui si sono dotati anche centri più piccoli del nostro – Fallo persino! – o più grandi come Quadri che tanto ha ‘combattuto’ per ottenere che la Fondovalle Sangro aggirasse il centro.
Stiamo aspettando che la racconta differenziata dei rifiuti possa finalmente partire, dopo l’annuncio – messo in risalto anche su questo sito - che risale alla primavera scorsa. Imprevisti che riguardano il consorzio rifiuti impediscono che la raccolta possa iniziare. Sarà un segno di civiltà e di maturità - - la raccolta differenziata – che, siamo sicuri, sarà molto apprezzata dai cittadini.
Come sempre non sarà facile realizzare tutto ciò. Ma come sempre l’impegno sarà il massimo. Lo stesso impegno, se non maggiore, che ci ha fatto apprezzare - inequivocabilmente - da voi cittadini.

Camillo Carrea

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