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L’estate alle porte

Una primavera difficile da dimenticare, questa che si accinge a cedere il posto all’estate.

Difficile dimenticare che questa primavera piovosa e fredda, che ha ricordato a tratti persino l’inverno, ha portato a Colledimezzo lutti gravi.
Ricorderemo questa primavera non solo per il tempo invernale, quindi: una tragica sequela di morti premature si è susseguita, lasciando scie di dolore profondo.
I nomi li potete leggere sul nostro link ‘Chi va e chi arriva’ (sono purtroppo come sempre più quelli che vanno, e di gran lunga). Qualche parola vorremmo spendere per la maestra Carmela e per uno degli ultimi personaggi che hanno animato la nostra piazza,vale a dire Vincenzo D’Ippolito ‘Fascilitt’ , fermo restando che i lutti sono tutti fonte di dolore e hanno uguale dignità.
E’ proprio il caso di dire che la maestra Carmela e Fascilitt’ hanno lasciato tutti.
Mancheranno alla comunità per il loro carattere espansivo, il loro modo di essere.
La piazza sarà orfana di Fascilitt’, e sarà più silenziosa senza le sue estemporanee esclamazioni (spesso in francese) che risuonavano e ci facevano sorridere nei pomeriggi d’estate, nelle sere durante le partite a carte, che ora non saranno più le stesse senza di lui, che sapeva sì giocare, ma non lo faceva pesare al compagno, e seppure qualche rimprovero gli scappava non era mai offensivo (personalmente ricordo solo un suo stupendo ‘vai a zappare la vigna’ rivolto al compagno).
Non vederlo seduto davanti alla porta del bar ci costerà, così come ci mancherà il suo saluto festoso, la sua generosità, la gentilezza e soprattutto il suo modo di parlare, spontaneo e piacevole.
Adieu Fascilitt’, magari ci si ritrova tutti insieme in qualche posto dove ci sono solo sorrisi, saluti festosi e parole gentili…
Ci ha lasciato anche la maestra Carmela, la maestra di tutti, come qualcuno l’ha definita.
Ci ha lasciato nella sofferenza che il male le ha provocato.
Lei ne era perfettamente conscia, eppure fino all’ultimo ha combattuto, con la forza che le si conosceva.
Mancherà la sua presenza costante nei bei momenti del paese.
Mancherà la sua verve, il suo amore per la vita, la gentilezza che riservava a tutti. La maestra di tutti è andata via.
E quando muore una maestra muore anche una parte della nostra infanzia.
Credo che ognuno dei suoi alunni, molti dei quali oramai adulti, che l’hanno avuta come maestra, abbiano sentito dentro questa ‘morte’…
Anche a te arrivederci, maestra Carmela, forse in quel Paradiso in cui tu tanto credevi e che ti ha alleviato le ultime inenarrabili sofferenze.
Primavera, a parte da quella quasi trascorsa, significa aria aperta, fine del freddo, finalmente, specie per noi che la mezza età porta sempre più ad apprezzare il caldo, e d’inverno ‘lufucular’, come accadeva anni fa ai nostri anziani e noi, allora giovanotti, non potevamo comprenderli.
Spesso con la primavera ci si sente più ottimisti e in più in forze.
I nostri anziani (ma mi accorgo che ora questi ‘anziani’ hanno poco più della mia età!), vanno in campagna, ormai motorizzati e attrezzati di tutto punto, oppure prendono il sole in piazza, anche se nel nostro ‘salotto’ non ci sono più le presenze massicce degli anni passati (ormai troppo passati), quando fuori i tavolini dei giocatori di carte, di questi tempi, eranogià fuori e soprattutto erano molti.
In questi giorni il furgone dei gelati tornava dopo i mesi invernali a farci sentire l’atmosfera dell’estate imminente, insieme alle rondini, che allora si aveva il tempo per vederle e sentirne il ritorno: noi ragazzi disponevamo di interi pomeriggi per avvertire i ritorni primaverili, ovvero l’aria, i profumi, le foglie nuove, l’odore di erba, il canto degli uccelli (che però spesso catturavamo e mettevamo in gabbia!).
Si può dubitare che avvenga oggi questa sorta di contemplazione della natura di cui neppure noi allora eravamo consapevoli? I ragazzi di oggi hanno la scuola (questa l’avevamo noi pure, d’accordo) il nuoto, la scuola calcio, la danza, il karate, il corso di musica, integrati da Face Book e altre scorrerie sul web.
Si può dire che noi facevamo gran parte di tutto questo (web a parte), stando all’aria aperta.
Nuoto al lago, calcio dovunque, anche per le piazzette del paese (un po’ di polemico orgoglio mi suggerisce che le piazzette del paese erano più efficaci delle cosiddette ‘scuole calcio’ di oggi), danza: chi non ricorda le feste che si organizzavano in casa (certo non era la danza classica, ma chi può negare che ci si divertiva un mondo?). Musica: Colledimezzo è un paese di suonatori, lo sanno tutti.
Per il karate, come negare che nelle scazzottate che spesso accadevano tra noi ci si sapeva difendere e attaccare anche senza le arti orientali? Scherzo ovviamente, ma non troppo.
Oggi, di tutto ciò che è stato ieri, una sola abitudine è rimasta, siapure per motivi diversi e legata all’età non più verde.
La passeggiata, salutare per il corpo e per la mente. Motivo di aggregazione e di incontri.
Certo, non sono le passeggiate di massa degli anni ’70, che la domenica coinvolgeva quasi tutta la popolazione: per non parlare di quella giovanile delle serate d’estate, quando la strada ‘d’ lumulin’ viecchj’ era brulicante di giovani che passeggiavano e s’incontravano, tallonati da qualche anziano moralista (ma che bel divertimento era riuscire a sfuggirlo!) che controllava la situazione.
Oggi lungo la strada che porta a Monteferrante (ma non solo) si svolge la passeggiata ‘terapeutica’ , per le gambe, per controllare il peso, e come già detto, per fare due chiacchiere.
Buona parte del nostro paese ne è coinvolta. C’è chi se la prende con comoda, passeggia nel vero senso del termine, magari col cane.
Chi invece corre, ormai ben allenato. Certamente anche in questo si è cambiati. La salute e lo sport, l’attenzione per il proprio corpo sono ormai parte delle nostre abitudini, insieme all’alimentazione, cambiata quasi del tutto.
Non ci sono più ( o quasi) i grandi produttori e consumatori di prosciutti e salsicce, i grandi bevitori di birra, di vino o di superalcoolici, come accadeva una volta. Quasi nessuna famiglia oggi sfoggia più la bottiglia da un litro ( anche da due litri!) sulla tavola.
Questo non si può negare che sia positivo, nonostante sentiamo la nostalgia per quel vino che ogni famiglia che ne produceva riteneva fosse il migliore, senza discussioni.
Chi, come chi scrive, ha avuto l’occasione in passato di far parte del comitato feste, girare per le famiglie in cerca del contributo, accettare l’immancabile offerta del bicchiere di vino, essere osservati mentre si beveva perché dall'espressione del viso si vedeva se il vino era piaciuto o meno… Ebbene chi ha avuto questa occasione sa che le cose non stavano proprio così, quel vino non era proprio il migliore, ma era l’accoglienza amichevole, il sorriso sereno, il calore, la cordialità semplice e spontanea che riempivano l’aria a rendere quel vino il migliore del mondo.
Veniamo allo sport.
Al calcio, in verità. Come avete potuto leggere dall’annuncio da poco pubblicato, sabato 8 giugno vi è stata la ‘chiamata’ , da parte dell’Amministrazione Comunale, a tutti coloro che erano interessati al futuro della nostra squadra, fresca della grande vittoria esterna a Monteodorisio che ci ha permesso di rimanere in Seconda categoria.
La riunione ha avuto buon esito.
Le persone intervenute alla riunione erano del tutto sufficienti a far si che una nuovo gruppo dirigente possa subentrare a quello appena passato, con il direttivo quasi del tutto rinnovato.
Mercoledi 12 giugno seconda riunione per definire adesioni e ruoli dirigenziali.
Sempre nell’ambito delle iniziative in seno alla comunità, non possiamo non menzionare il lavoro che sta svolgendo la Caritas Diocesana, ovvero una grande raccolta di indumenti usati, giocattoli e altro a favore dei più bisognosi.
I locali della ex scuola elementare sono stati messi a disposizione dall’Amministrazione comunale come sede operativa della Caritas e come deposito.
Le foto che riguardano La Caritas e il loro lavoro sono sul contenitore ‘Photo’.

Buona estate a tutti e buon ritorno al luogo natio a coloro che avranno la possibilità di tornare.

Camillo Carrea