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La Prima Messa di Don Giuseppe Schieda nella Basilica di S. Giovanni Evangelista a Colledimezzo

Don Giuseppe ha terminato il discorso di ringraziamento con la parola ‘cuore’. Non a caso, aggiunge chi scrive, il quale ha conosciuto Don Giuseppe bambino.

Lui ai sentimenti - i suoi e quelli degli altri - si affida. Ci vuole il Cuore nel percorrere la Strada che Don Giuseppe ha scelto. E per la quale è stato demandato. Il Cristo e la Sua parola contenuta nei Vangeli è punto di riferimento inalienabile per un sacerdote. Un’ orazione, la sua, chiara. Asciutta da circonlocuzioni e perifrasi, ma non certo dai sentimenti di riconoscenza verso coloro che lo hanno sostenuto: primo tra i quali il vecchio e inossidabile – quantunque sofferente nel fisico – parroco di Colledimezzo, ovverosia Don Palmino Colecchia, novantuno anni, dei quali sessanta trascorsi nel paese al quale è legato da profondo affetto. Tanto da avergli voluto donare un altro sacerdote, dopo il defunto Don Giuseppe Pili. Ma credo che il ringraziamento più commovente Don Giuseppe lo abbia fatto a nonna Lidia, che lo portava in Chiesa tutte le sere, al Vespro, e lui che qualche volta non aveva voglia di andare, ma che lo stesso andava e ogni volta scopriva che in quel posto vi era qualcosa di ‘speciale’. Don Giuseppe ha ringraziato tutti. Non ha dimenticato nessuno. Scrupoloso com’è. Ma non solo per scrupolo, non ha dimenticato nessuno. Si è riconoscenti per qualcosa di cui ci si sente appunto gratificati. Don Giuseppe è ben lungi però dall’adagiarsi sul classico alloro, che pure è notevole: il più giovane degli ordinati sacerdoti, il 29 di Giugno appena trascorso, nella cattedrale di S. Giustino a Chieti. E – a detta di Don Palmino, ma non solo di lui - ‘ragazzo di grande Cultura’. Chi scrive aggiunge: non solo cultura, ma anche Onestà. Che è cosa più importante della Cultura, secondo il parere modesto di chi scrive: seppure la Cultura è imprescindibile in questi casi. Mi sono permesso di prospettargli – in uno dei nostri colloqui, per me piacevolissimi ma purtroppo sporadici - un futuro ‘importante’. Don Giuseppe ha scosso il capo, pudico. Modestia. Anche questa dote, oggi così rara, è nel suo patrimonio genetico. Ma in una di queste sere calde di solstizio si è discretamente incuriosito quando qualcuno ha detto d’aver sentito dire che tra gli ordinati del 29 Giugno ce n’è più di uno ‘di valore’. Il sindaco di Pretoro ne è certamente convinto. Pretoro è la comunità in cui Don Giuseppe opererà il suo ministero. Il primo cittadino era seduto tra i fedeli alla Prima messa del suo futuro parroco. Un sindaco che si rispetti si rende conto senza dubbio dell’importanza di avere in paese un prete di valore. Sarà venuto per sincerarsi. Chi scrive si è sentito a un certo punto di dirgli – mi era seduto accanto insieme al nostro sindaco – che lui era un sindaco fortunato. Con un pizzico d’invidia, glielo avrei detto. Ma all’ultimo momento mi sono trattenuto. E’ giusto che debba essere il sindaco a rendersene conto. E il mio giudizio certo non aveva troppo valore, essendo di parte. Alla fine della Messa siamo andati a intervistare Don Palmino. Il suo giorno più bello è stato quello dell’Ordinazione sacerdotale, immaginiamo. Ma anche ieri i suoi occhi, come quelli di chi scrive e di tanti altri erano lucidi. Gli abbiamo chiesto cosa si sentirebbe di suggerire a Don Giuseppe. Il vecchio e inossidabile prete ha alzato gli occhi e ha affermato, convinto: amare i poveri e stare con i giovani. Vangelo. Ci vuole il Cuore, appunto. Don Giuseppe ha pronunciato quella parola. ‘Cuore’. Alla fine del suo discorso. Non a caso. Che il Cristo ti cammini accanto lungo la Strada, Don Giuseppe. Camillo Carrea