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Un ritorno che non ha mai fine. Zi N'donij Mirziniell'

E' tornato più pimpante e arzillo che mai. Come sempre sorridente, persino entusiasta.

Ha salutato tutti con la cortesia che gli si conosce. Ha detto che si tratterrà come sempre per tutta l'estate, seppure l'estate sembra ancora non essere arrivata qui, perchè è fresco e piovoso che sembra di essere in Scandinavia.
Nonostante ciò lui è già pronto per le sue lunghe passeggiate mattutine. E' pronto per le serate in piazza con gli amici, tutti più giovani di lui. Persino i pensionati e gli anziani ottantenni sono ragazzini al suo cospetto. E lui più ragazzino di tutti, come quando lo era per davvero e Colledimezzo era del tutto diversa da questa di oggi. Molta gente, per lo più povera, pronta a partire per non tornare più, alcuni. Altri per tornare se non ricchi, almeno benestanti. Tutti coi sogni. Sogni diversi, anche quelli diversi. Qualche soldo in tasca, la fame che è un brutto ricordo. Era questo il Sogno. Ne ha passate tante Zì N'donj Mirziniell'. L'Argentina era un grande sogno, forse più grande di quello nordamericano, e lui partì a caccia del Sogno. Era poco più che adolescente e aveva un oceano da attraversare, per raggiungerlo. Erano lontani, i sogni, allora. Molto più lontani di ora, ma c'era più determinazione, più rabbia, più disperazione. Raggiungerli era una sfida alla miseria e al futuro. N'donij era un ragazzino negli anni venti, quando prese il piroscafo che lo portava a Buenos Aires per la prima volta. In Italia c'era il fascismo, e non era la realtà quella che il duce propinava agli italiani. Non era una grande potenza, l'Italia, se è vero che milioni e milioni di suoi figli partivano perchè, come si diceva allora, 'n'zi putav' campà'.... Figli. E' inimmaginabile ora un ragazzino di sedici anni che parte per l'Argentina in cerca di lavoro. Tutt'al più parte per qualche stage di lavoro o di studio, seppure oggi una nuova ondata di giovani emigrati s'appresta a cercare lavoro all'estero, come un secolo fa. Ma questa è un'altra storia.
Zi, Ndonij torna. Torna da ormai 80 anni al suo paese natio, per la gioia di noi tutti che lo rivediamo ogni volta. Zì N'donij ha il potere di fermare il tempo, di arrestare con la sua anche la nostra avanzata verso la terza età. Torna al suo paese dove ha trascorso l'infanzia prima di attraversare l'oceano. Non ha mai dimenticato il suo paese che lo aspetta e dove ritrova sempre qualcosa di suo. E' la bella e struggente frase di Cesare Pavese che trovate sul nostro sito da un pò di tempo e sembra pensata e scritta proprio per Zi N'donij, oltre che per tutti coloro che risiedono fuori. Un esempio per tutti, Zì N'donij. Un esempio da seguire. L'attaccamento al paese natio. Seppure Colledimezzo non è più il paese della sua gioventù, seppure tante cose sono cambiate, la gente, i giovani, il modo di vivere. Invece per Zì, N'donij nulla è cambiato. Così dice lui, scherzando un pò. Dice che Colledimezzo è sempre uguale ai suoi occhi di eterno ragazzino. Dice che ci vuole bene a tutti perchè siamo di Colledimezzo e viviamo qui, dove lui è nato. E ogni volta che torna lui ci vuole vedere. Torna per noi. Magari gli faremo un'altra festa, come quella di quattro anni fa, quando festeggiammo insieme in piazza il suo 101esimo anno e ci siamo divertiti, quella notte, come poche altre volte. E lui più di tutti noi, commosso e sorpreso.
Torna e gli piace tornare, vederci, a stare insieme a noi, al caro Zì N'donij. Ci viene quindi spontaneo augurargli un ritorno che non abbia mai fine, qui a Colledimezzo. A casa sua.

Camillo Carrea.